Complesso S. Antonio: Chiesa e Convento

Edificato dai frati domenicani nel XV secolo ed in attività sino al 1798

Curiosità

Fu luogo di fede e preghiera, successivamente caserma in guerra e magazzino, sino ad oggi luogo di cultura ed intrattenimento

Chiesa e Convento, Fede e Cultura

È stato luogo di fede e di preghiera, poi caserma in guerra e magazzino, il complesso di Sant’Antonio, oggi luogo di cultura e di intrattenimento.

La chiesa, che fu consacrata di Sant’Antonio Abate, è un auditorium. Sul palcoscenico spettacoli di danza e di teatro, concerti di musica classica e rock.

I chiostri, la sala capitolare e il refettorio del convento, edificato dai frati domenicani nel XV secolo ed in attività sino al 1798, ospitano mostre, incontri e cerimonie.
Tra gli eventi più importanti: Tango Festival, Master Class per strumenti ad arco e pianoforte.

Planimetria

Dettagli in ogni stanza, Storia in ogni anfratto

La Chiesa

Il rito del vescovo Matteo Olmo consacrò e ridedicò a Sant’Antonio Abate, nel 1504, la chiesa che era di Santa Marta in Quadrobio dal 1401. Un edificio che unisce lo stile rinascimentale e lo stile barocco.

FACCIATA

Il portone di ingresso è coronato da un protiro forse eretto da Francesco Ventretti, detto “il Ventra”, nel 1517 circa, che culmina con una lunetta ad affresco. Natività e angeli è  stata dipinta dal pittore Gaudenzio Ferrari, «il culmine della pittura rinascimentale nella Valle».

INTERNO

È un ambiente ad aula rettangolare, con transetto troncato, suddiviso in campate segnate da robusti archi e da ampie cappelle laterali, da segnalare è quella di San Martino. La navata ha un soffitto a volte a crociera realizzata nel Seicento, mentre gli affreschi che decorano le pareti sono del ‘500.

Il Convento

È il 1457 quando il vescovo Antonio Pusterla autorizza la fondazione di un convento domenicano a Morbegno, per la necessità di un sostegno al Cristianesimo locale sul finire del Medioevo.

La struttura si articola attorno a 2 chiostri quadrangolari porticati.

Primo Chiostro (Nord)

I portici disomogenei, ad archi a tutto sesto ribassato, tinti di bianco, nero e rosso, creano uno spazio essenziale e severo, ma che comunica una profonda sensazione di armonia e di leggerezza, raccordo tra le diverse parti del convento con la chiesa.

Il ritmo comunitario era scandito dallo gnomone della meridiana. La più antica contiene la scritta ispirata al libro d Giacobbe “Sicut umbra vita fugit”, ovvero “La vita scorre veloce”; la nuova è invece datata 1656, realizzata quando il corpo ovest fu sopraelevato. 

Le Storie e miracoli di San Domenico, ciclo dipinto, tra il 1638 e il 1678, che adorna le pareti accompagna nella visita del chiostro, restaurato nel 2007.

SALA CAPITOLARE

Il locale, ampio, era luogo di riunione per i frati (appunto detto capitolo) ed è decorato con una drammatica Crocifissione con santi domenicani, di impronta nordica, e i ritratti a olio dei grandi della musica; Pietro Mascagni, Antonio Vivaldi, Niccolò Paganini e Gioacchino Rossini. Le opere sono state realizzate dal pittore contemporaneo Lucio Pascalino.

REFETTORIO

La stanza, probabilmente mensa per i frati, è divisa in due parti da una spessa parete, che suddivide anche la Crocifissione con santi domenicani, affresco parietale. Il soffitto è decorato da due medaglioni, con scene tratte dal Vecchio Testamento, dal tema complementare: bevande e cibo.

Secondo Chiostro (Sud)

È il ciclo pittorico che racconta della vita di Rosa da Lima, la santa più venerata delle Americhe, realizzato nel tardo ‘600 che dà pregio al quadriportico, costruito intorno al 1514 per il bisogno di spazi accessori, funzionale ad attività pratiche, per anni trascurato.

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