Museo civico di storia naturale

Curiosità

Il nucleo iniziale delle collezioni, poi cresciuto con la direzione del naturalista Fabio Penati, è oggi il più grande museo naturalistico della provincia di Sondrio, riconosciuto da Regione Lombardia come “raccolta museale”.

Palazzo Gualteroni - Il Museo

Il Museo civico di Storia naturale di Morbegno, ospitato nel settecentesco palazzo Gualteroni, è stato istituito nel 1974 dal Comune di Morbegno, grazie al contributo di un collezionista locale, Giacomo Perego.

Il nucleo iniziale delle collezioni, poi cresciuto con la direzione del naturalista Fabio Penati, è oggi il più grande museo naturalistico della provincia di Sondrio, riconosciuto da Regione Lombardia come “raccolta museale”.

La sezione “scienze della terra”, situata a pianoterra, si articola in 3 sale, per un totale di 24 vetrine, che guidano il visitatore alla conoscenza ed alla comprensione degli aspetti morfologici e geologici del territorio della provincia di Sondrio.

La sezione “fauna”, tra il pianterreno ed il secondo piano, si compone di: una sala dedicata ad anfibi e rettili, le vetrine degli uccelli, ampi diorami degli ambienti naturali in cui la fauna locale è esposta nel tipico habitat

(fondovalle, bosco e alta montagna), un’esposizione di palchi e di corna degli ungulati autoctoni  e la sala degli insetti.

Il museo propone numerose e differenti attività di promozione culturale,

come: visite guidate per le scuole, laboratori per le famiglie, corsi su temi naturalistici, mostre temporanee.

Orari di Apertura

14:30 - 17:30 Chiuso
Martedì
Giovedì
Sabato
Domenica
Lunedì
Mercoledì

Il museo è aperto dalle ore 14:30 alle ore 17:30 anche nei giorni festivi infrasettimanali e nei giorni di chiusura, su prenotazione, per gruppi; chiuso nei giorni di: Pasqua, 1° maggio, 29 giugno, 15 agosto, 25 dicembre e 1° gennaio.

Contatti

Galleria

Aggiornamenti

Complesso S. Antonio: Chiesa e Convento

Edificato dai frati domenicani nel XV secolo ed in attività sino al 1798

Curiosità

Fu luogo di fede e preghiera, successivamente caserma in guerra e magazzino, sino ad oggi luogo di cultura ed intrattenimento

Chiesa e Convento, Fede e Cultura

È stato luogo di fede e di preghiera, poi caserma in guerra e magazzino, il complesso di Sant’Antonio, oggi luogo di cultura e di intrattenimento.

La chiesa, che fu consacrata di Sant’Antonio Abate, è un auditorium. Sul palcoscenico spettacoli di danza e di teatro, concerti di musica classica e rock.

I chiostri, la sala capitolare e il refettorio del convento, edificato dai frati domenicani nel XV secolo ed in attività sino al 1798, ospitano mostre, incontri e cerimonie.
Tra gli eventi più importanti: Tango Festival, Master Class per strumenti ad arco e pianoforte.

Planimetria

Dettagli in ogni stanza, Storia in ogni anfratto

La Chiesa

Il rito del vescovo Matteo Olmo consacrò e ridedicò a Sant’Antonio Abate, nel 1504, la chiesa che era di Santa Marta in Quadrobio dal 1401. Un edificio che unisce lo stile rinascimentale e lo stile barocco.

FACCIATA

Il portone di ingresso è coronato da un protiro forse eretto da Francesco Ventretti, detto “il Ventra”, nel 1517 circa, che culmina con una lunetta ad affresco. Natività e angeli è  stata dipinta dal pittore Gaudenzio Ferrari, «il culmine della pittura rinascimentale nella Valle».

INTERNO

È un ambiente ad aula rettangolare, con transetto troncato, suddiviso in campate segnate da robusti archi e da ampie cappelle laterali, da segnalare è quella di San Martino. La navata ha un soffitto a volte a crociera realizzata nel Seicento, mentre gli affreschi che decorano le pareti sono del ‘500.

Il Convento

È il 1457 quando il vescovo Antonio Pusterla autorizza la fondazione di un convento domenicano a Morbegno, per la necessità di un sostegno al Cristianesimo locale sul finire del Medioevo.

La struttura si articola attorno a 2 chiostri quadrangolari porticati.

Primo Chiostro (Nord)

I portici disomogenei, ad archi a tutto sesto ribassato, tinti di bianco, nero e rosso, creano uno spazio essenziale e severo, ma che comunica una profonda sensazione di armonia e di leggerezza, raccordo tra le diverse parti del convento con la chiesa.

Il ritmo comunitario era scandito dallo gnomone della meridiana. La più antica contiene la scritta ispirata al libro d Giacobbe “Sicut umbra vita fugit”, ovvero “La vita scorre veloce”; la nuova è invece datata 1656, realizzata quando il corpo ovest fu sopraelevato. 

Le Storie e miracoli di San Domenico, ciclo dipinto, tra il 1638 e il 1678, che adorna le pareti accompagna nella visita del chiostro, restaurato nel 2007.

SALA CAPITOLARE

Il locale, ampio, era luogo di riunione per i frati (appunto detto capitolo) ed è decorato con una drammatica Crocifissione con santi domenicani, di impronta nordica, e i ritratti a olio dei grandi della musica; Pietro Mascagni, Antonio Vivaldi, Niccolò Paganini e Gioacchino Rossini. Le opere sono state realizzate dal pittore contemporaneo Lucio Pascalino.

REFETTORIO

La stanza, probabilmente mensa per i frati, è divisa in due parti da una spessa parete, che suddivide anche la Crocifissione con santi domenicani, affresco parietale. Il soffitto è decorato da due medaglioni, con scene tratte dal Vecchio Testamento, dal tema complementare: bevande e cibo.

Secondo Chiostro (Sud)

È il ciclo pittorico che racconta della vita di Rosa da Lima, la santa più venerata delle Americhe, realizzato nel tardo ‘600 che dà pregio al quadriportico, costruito intorno al 1514 per il bisogno di spazi accessori, funzionale ad attività pratiche, per anni trascurato.

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